CHIESA DI SAN GIORGIO

ARCHEOLOGIA, ARCHITETTURA E AFFRESCHI

La chiesa di San Giorgio in San Polo di Piave, notabile soprattutto per i preziosi  affreschi che ne rivestono le pareti, costituisce un bell’esempio di architettura religiosa rurale e artistica di particolare interesse.

È una chiesetta immersa in un tipico paesaggio a vigneti e campi coltivati e collegata alle vecchie case del borgo: restaurata pochi anni fa e quindi salvata dal degrado che ne minacciava gli affreschi e la struttura.

La località di San Giorgio costituisce un interessante esempio di zona di antica continuità abitativa, come documentano i ritrovamenti archeologici che si sono verificati duranti i lavori di restauro. I resti di una condotta idrica nelle vicinanze della chiesa e il sarcofago che era murato nell’angolo sud-ovest del’edificio e che ora è utilizzato come altare, sono resti romani, che fanno pensare a San Giorgio come territorio agricolo assegnato ai veterani dell’esercito romano (centuriazione). Resti di antiche sepolture rinvenuti sotto la sacrestia potrebbero ricondurre a preesistenze architettoniche del periodo medioevale, mentre sulla metà del quindicesimo secolo la chiesa di San Giorgio, più corta e più semplice di quella attuale, doveva presentarsi come un’aula pressoché quadrata, orientata come l’attuale con l’ingresso (preceduto dal campanile) a ovest e altare ad est (forse entro una piccola abside).

In questo sacello quadrato, il denominato “Maestro di San Giorgio” ora conosciuto con il nome “Giovanni di Francia”, attivo pure a Zoppè di Conegliano e forse anche a Mareno di Piave e nel Bellunese, dipinse nel 1446 il più cospicuo e interessante ciclo di affreschi conservato a San Giorgio. Si tratta di una Madonna col bambino e S. Francesco e di una Ultima Cena sulla parete nord (a sinistra), di due episodi della storia di San Giorgio sulla parete di fondo, di due riquadri con San Sebastiano e San Bernardino e con San Giacomo Maggiore e San Antonio Abate sulla parete sud (a destra).

Tra la fine del Quattrocento e i primi del Cinquecento la chiesa fu ampliata sul lato ovest (d’ingresso) con l’abbattimento di quella parete e del campanile (poi spostato nella posizione dell’attuale, che è peraltro un rifacimento moderno, dopo la distruzione di quello antico durante la prima guerra mondiale) ed anche un lato del campanile fu inglobato nella parete attuale di ingresso. A questo periodo certamente appartiene il frammento di Madonna col Bambino della contro-facciata in una stilo tra gotico e rinascimentale e il lacerto di pittura, ormai ridotto a pallida ombra quasi illeggibile, della parte esterna d’ingresso, e che forse raffigurava un San Cristoforo.

Del 1520 è una Madonna col Bambino di pieno stilo rinascimentale, ma di esecuzione piuttosto rozza, che sta sulla parete sud nel punto in  cui fu dapprima aperta, e ben presto chiusa una finestra. In età barocca furono fatti vari rimaneggiamenti della parete sud, furono edificati la sacrestia e l’ampio presbiterio, per farne posto all’arco trionfale del quale furono distrutti i due episodi mancanti della storia di San Giorgio. All’età barocca appartengono i due ultimi riquadri ad affresco dipinti in San Giorgio. Il San Rocco della parete nord è certamente in connessione con qualche fatto legato alla peste, da cui si era salvato o che temeva il devoto che commissionò l’affresco, il cui nome è riportato nella scritta sottostante. La circostanza della peste (il santo, protettore degli appestati, indica una vistosa piaga sulla sua gamba) e l’abbigliamento del San Rocco stesso potrebbero riportare alla prima metà del secolo XVII. La figura del San Rocco, per quanto molto deperita, si raccomanda per l’articolata impaginazione in parete e per il complesso equilibrio della composizione cromatica. Il San Martino che dona il mantello al povero, nella parete sinistra del presbiterio, è, come ogni probabilità del XVIII secolo sia per lo stile della raffigurazione che per l’artificio di immaginare la scena come se fosse un quadro appeso alla parete con tanto di cornice, com’era in uso in nel periodo tardo barocco.

È curioso notare come pur conservando ancora la chiesa e la località il nome di San Giorgio, la festa patronale si celebri oggi nella data e nel nome di San Martino, mutamento che sarebbe avvenuto nel 1740, data che va benissimo con lo stile dell’affresco. C’è ancora da aggiungere che San Rocco e San Martino sono facilmente collegabili sul piano simbolico a San Sebastiano e San Bernardino, per cui non è escluso che il recupero tardo di queste devozioni potesse anche esser collegato alla memoria di affreschi perduto dopo il 1466 nella parete sud ed in quella ovest, nella suggestiva ipotesi di immaginare il sacello del 1466 interamente affrescato in tutte e quattro le pareti.

La chiesa di San Giorgio, nonostante i diversi livelli qualitativi, reca in sé testimonianze devozionali che si manifestano in forme artistiche che coprono quasi completamente un arco di tempo di tre secoli, che vanno dal Tardo Gotico all’ultimo Barocco. Il che non si ritrova tanto spesso. Ma su tutti i secoli d’arte e di devozione domina per ampiezza e qualità il ciclo del Maestro Giovanni Di Francia, che per volontà di tutta la popolazione, entra a far parte della pittura veneta e costituisce, per le genti di queste terre, memoria di passato quale verifica di identità presente e sicuro viatico per il futuro.